Gesù inizia il suo ministero annunciando il vangelo del regno di Dio (Mc 1,15). Si ha un regno quando c’è un popolo governato da un’autorità sovrana che esercita il suo potere per mezzo della legge.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
INTRODUZIONE
In questa quarta domenica del tempo ordinario la liturgia della Chiesa ci propone un
brano del vangelo di Marco nel quale viene descritta una giornata tipo di Gesù,
trascorsa nella città di Cafarnao in giorno di sabato. Con poche pennellate Marco
riesce a creare un quadro di particolare intensità dove l’azione centrale è dominata
dalla figura di Gesù intento a insegnare e guarire. Queste due operazioni
caratterizzeranno il modo in cui il Cristo svolgerà il suo ministero terreno. Ad uno
sguardo più attento non sfuggirà certamente tutto il peso di questa straordinaria
Presenza che nel suo muoversi, guardare, parlare, stare in mezzo alla gente, suscita
stupore, meraviglia, perplessità e dubbio. Tutti sono storditi dalla sua insolita e poco
riconosciuta autorità, con cui si fa cassa di risonanza della voce di Dio. Alcuni ne
accetteranno l’insegnamento, altri lo contesteranno e qualcuno preferirà restare
indifferente. Ma coloro che si lasceranno scuotere dalla sua Presenza e dal suo
insegnamento inizieranno un cammino di liberazione e di profonda umanità, e con
volto nuovo diventeranno testimoni credibili dell’esperienza più sconvolgente della
loro vita. Questa esperienza può essere la nostra solo se riuscissimo a distinguere fra
le tante voci dei falsi profeti di oggi, la voce autorevole del vero, unico Profeta di tutti
i tempi, la quale con la stessa autenticità, semplicità, chiarezza di duemila anni fa
scuote le coscienze, rinnova i volti, cambia i cuori, porta al dono di sé.
L’AUTORITÁ DI GESÚ
Chiunque si sorprenderebbe nell’ascoltare qualcuno, magari perfetto sconosciuto, che
pretendesse di parlare con autorità. La prima domanda che affiorerebbe alla mente
sarebbe: ma chi si crede di essere? Penso che lo stesso stupore, la stessa perplessità si
poteva cogliere sui volti di chi quel sabato si trovava nella sinagoga di Cafarnao.
Da dove viene l’autorità di quel Nazareno? E soprattutto che cosa ha a che fare la sua
Presenza, la sua parola, il suo insegnamento con loro, con noi?
Gesù deriva la sua autorità dall’Alto e da se stesso. Non ha bisogno di altre
credenziali se non quelle che gli garantisce la sua Persona. In Lui la parola annunciata
“fa corpo” col suo essere. È Lui la parola. Ma Lui è anche Parola agente. Parola
efficace e potente, che diventa azione, che ama e libera. Sulla bocca di Gesù la Parola
ha forza creatrice: comanda al demonio, al mare alla morte. La perfetta coerenza fra
quanto insegna e dice, è un’altra manifestazione di questa autorità: la sua parola è
credibile perché Egli fa esattamente come insegna. E se la gente si stupisce di fronte a
questa Parola è perché avverte che esce dal cuore, non è finzione; essa rivela una
Persona che veramente ama e decide di spendersi tutto al servizio degli altri, fino al
sacrificio di sé. La gente avverte che quanto si comunica, è un esperienza personale,
non un ripetere freddo di ciò che si è appreso. Gesù comunica la sua esperienza
personale e diretta della realtà divina che è in Lui, e la condivide, perché diventi per
gli altri esperienza di liberazione e rinnovamento. Ecco perché la parola di Gesù
conquista le menti e i cuori, perché è una, semplice, chiara e, soprattutto, nuova. È la
novità più grande che entra nella storia dell’umanità. Cristo è quella novità capace di
liberare l’uomo dalle sue schiavitù e, liberatolo, di portarlo verso Dio; quella novità
che spezza la pigrizia dello spirito, sconvolge la nostra falsa pace, la mediocrità
acquisita, le parvenze di verità dietro le quali ci mascheriamo e ci riporta alla vera
vita. Una vita che ha il mondo come casa , il cielo come tetto e l’eternità come futuro.
NOI PROFETI DI OGGI
Considerare il mondo come casa significa comportarsi da uomini maturi nella fede;
credere nell’eternità del futuro è essere profondamente in comunione con Dio. Ma per
arrivare a questo bisogna essere tra quelli che si lasciano sconvolgere dalla grande
novità del Vangelo. Essere di quelli che non si chiedono cosa centri Cristo nel lavoro,
nella famiglia, nel tempo libero, nella festa o nel dolore, ma lo lasciano entrare
naturalmente, perché credono che Egli trasforma realmente la vita e cambia il modo
stesso di essere uomini. Perciò accogliamo Cristo,
nostra dolce rovina,( rovini la
nostra amicizia con il male, scuota la nostra mediocrità e tiepidezza), lasciamo che ci
contatti, che comunichi con noi; lasciamo che lavori su di noi, che allarghi i nostri
orizzonti e ci consenta di fare la vera scelta. Risvegli in altre parole il nostro senso
critico per poter accettare l’alternativa del Regno. Il raggiungimento di questa
maturità potrà farci adulti nella fede, testimoni autentici del Vangelo, comunicatori di
una esperienza personale che trasfigura la vita.
Solo così possiamo diventare profeti del nostro tempo, cosa che non dovrebbe
rappresentare una novità per il battezzato, il quale in virtù del proprio battesimo
partecipa all’ufficio profetico di Cristo
(Lumen gentium, 12).
Essere profeta implica l’impegno costante di far risuonare nel mondo la parola di
Dio, continuare la missione di annuncio del Regno, testimoniare con la vita che nel
Vangelo veramente si trova la libertà, la sicurezza, la novità, l’ottimismo che non è
possibile trovare altrove. Essere profeti significa vivere come si pensa, cioè con
coerenza. Essere profeta significa comunicare anche la forza liberante di una
esperienza di vita vissuta nella consapevolezza di essere amati e scelti sempre. Non
importa quante cadute potranno esserci lungo il percorso, quanti fallimenti nell’essere
ascoltati e
creduti, l’importante è conservare quella sana coerenza tra vita e parola, che rende
autentica e autorevole la testimonianza dell’Amore incontrato e ricevuto. Essere
profeti significa cogliere e vivere l’invito di Charles de Foucauld che ha lasciato
scritto
: “Verso tutti quelli coi quali sono in rapporto, con la bontà, l’affetto fraterno,
l’esempio, l’umiltà, la mitezza. Con alcuni, senza mai dir loro una parola su Dio e la
religione, pazientando come pazienta Dio, essendo buoni com’è buono Dio,
mostrandosi loro fratelli e pregando. Con altri, parlando di Dio nella misura in cui
sono in grado di accettarlo, e, appena hanno in mente di ricercare la verità con lo
studio della religione, mettendoli in contatto con un prete scelto molto bene…
Soprattutto, bisogna vedere in ogni essere umano un fratello”.
Il vero profeta agisce
come il sole: si leva, tramonta, ti fa esultare l’anima. E’ ciò che dovrebbe fare ogni
buon cristiano: fare esultare le anime.
CONCLUSIONI
Vogliamo fare la differenza? Allora lasciamo che il mondo si stupisca di fronte al
nostro
modus vivendi, che è un vivere semplicemente da battezzati. Vivere facendo in
modo di non sprecare la vita, attraversando la vanità e la furbizia del mondo
mantenendo l’orientamento. Vivere ricordandosi ad ogni passo la fragilità da cui si
proviene e l’infinito a cui si tende e che chiama nelle sere della vita terrena.
Vivere ricordandosi dell’assenza più bruciante, quella di Dio, per ricercarla,
desiderarla ad ogni istante, ad ogni respiro. Vivere inchinando la propria esistenza
alle verità invisibili. Vivere ribellandosi al grande gioco dell’apparenza del mondo,
ma preparandosi e fortificandosi per il momento in cui inevitabilmente l’apparenza ci
potrà sconfiggere. Vivere per ascoltare proprio in quel momento la voce di Dio che ci
sussurrerà: la tua vittoria è certa.
Serena domenica
Vincenzo Bertolone
